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Introduzione
Il ritmo è cadenzato, possente. La Sardegna, una delle terre europee più ricche di tradizioni popolari, conserva a Mamoiada, centro nella Barbagia di Ollolai, l'arcaico rituale dei Mamuthones e degli Issohadores . Se non è possibile, oggi, definirne con certezza le origini, lo sviluppo di tale mascheramento appare evidente in Europa nel Basso Medioevo, e il suo radicamento in epoche e contesti precristiani.
A Mamoiada questa tradizione continua a mostrarsi, pur nelle varianti richieste dal continuo mutamento della Storia. La struttura del rituale conserva ancora un fascino antico e misterioso, condiviso con i mascheramenti invernali delle popolazioni montanare europee e mediterranee, particolare nella serietà e forza delle nere maschere lignee, nel suono e nel ritmo di danza e campanacci, nel colore e nelle funi di giunco degli Issohadores.
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Il
rituale I Mamuthones , con visera lignea nera(maschera facciale) fermata da un fazzoletto scuro, mastruca nera (pelle di pecora senza maniche) e garriga (gruppo di campanacci), si dispongono incolonnati su due file, creando uno spazio all'interno. Una fila procede a piccoli passi, andando avanti col piede sinistro, retrocedendo col piede destro; la fila opposta, avanza col piede destro e retrocede col sinistro. Entrambe le colonne modificano il passo di danza con una variante di tre piccoli passi eseguiti più velocemente.
Gli Issohadores , con un corpetto rosso e pantaloni bianchi, panno frangiato, cintura di piccoli sonagli, lungo laccio ( soha ) e cappello nero ad ampia falda, si dispongono all'esterno, davanti, al centro e dietro, lasciando solo a uno il compito di coordinamento e di guida. La funzione esteriore appare quella di garantire lo svolgimento del rituale e di catturare prede, oggi prevalentemente femminili, con la soha . quasi a riaffermare e riproporre le modalità dell'azione che ha portato al dominio del gruppo che controllano. |
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Storia Il rituale é sopravvissuto nonostante l'incessante tentativo, comune a tutti i consimili mascheramenti europei, di eliminazioni o modifiche da parte delle autorità religiose e politiche succedutisi nei secoli (o, chissà, nei millenni). Esso si pone come vera e propria tecnica magica atta a intervenire, nel passaggio da inverno a primavera, sulle forze produttive della terra; forza e specificità sono tali da produrre un forte senso di identità: ciò deve aver costituito, a lungo, motivo di insicurezza e pericolo per tutti i propositi di controllo e dominio delle popolazioni sarde, in particolare quelle delle zone interne e montanare, più conservative e resistenziali. Le complesse radici però si comprendono meglio nelle vaste e consimili attestazioni europee: dal mar Egeo alla penisola iberica, dalle Alpi ai Balcani alla Scandinavia, le genti della montagna o pedemontane invitano con vestiti di pelle, maschere e campanacci, le forze della terra e degli antenati, esorcizzando quelle del male, a propiziare fra la fine di dicembre e i primi giorni di febbraio prosperità e ricchezza ai propri figli. L'ampiezza di tale diffusione tipologica esclude per Mamuthones e Issohadores ogni interpretazione legata a precisi fatti storici, che perciò non ha alcun fondamento, nè coincide con la diffusione di culti legati a divinità particolari, che perciò non costituiscono una credibile spiegazione alla nostra 'processione'.
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